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TECNICHE DI CONSOLIDAMENTO 2018-02-28T12:06:35+00:00

Utilizzo di tecniche di consolidamento a verde

Le tecniche di consolidamento sono una specialità di Vetivaria che ha sviluppato negli anni, proponendo dei sistemi molto validi per sostituire alle strutture ingegneristiche pesanti con le tecnologie “verdi”. Queste tecniche, così denominate anche soft tecnology, si fondano sul principio che l’apparato radicale delle piante contrasta l’erosione attraverso la propria funzione meccanica di trattenere il terreno.
I terreni instabili sono caratterizzati da una superficie di scorrimento tra due materiali di natura diversa che posseggono naturalmente poca coesione dal punto di vista chimico e fisico. Questa superficie di scorrimento può essere più o meno profonda ed ovviamente la sua instabilità è influenzata da numerosi fattori tra cui la natura dei substrati, l’inclinazione del versante, la saturazione d’acqua ed il coefficiente di coesione. Tralasciando gli aspetti geo-tecnici più complessi possiamo dire che, con una certa approssimazione, le tecniche a verde possono funzionare fino ad 1 metro di profondità di superficie di scorrimento e per pendenze di scarpate inferiori all’80%.

Come accennato in precedenza l’apparato radicale delle piante svolge un’azione meccanica di trattenimento delle particelle di terreno e attraverso la sua resistenza alla trazione e può contrastare i fenomeni erosivi. Acquisiti tutti i parametri geo-tecnici e i valori di resistenza alla trazione delle radici è possibile determinare il fattore di sicurezza che determina appunto la stabilità di una scarpata.

La resistenza alla trazione delle radici dipende molto dalla specie botanica, così come l’approfondimento stesso dell’apparato radicale. Non molti sanno che per quanto riguarda le essenze arboree l’apparato radicale solitamente, tranne eccezioni, possiede l’80% delle radici fino ad una profondità di 60 cm. In aggiunta l’apparato radicale degli alberi maggiori ha una ramificazione a fittone, che svolge una certa dominanza apicale sulle radici secondarie. Questo determina che le stesse siano non molto fitte per unità di superficie. Le piante erbacee ed arbustive hanno invece apparati radicali con ramificazioni laterali maggiori, fino ad arrivare a specie graminacee che hanno un apparato radicale molto fitto e fascicolato.

In aggiunta le specie arboree di grandi dimensioni svolgono nei confronti della scarpata un peso tale che grava sulla scarpata stessa, creando a sua volta instabilità che va ad accrescersi con la dimensione della pianta e con l’effetto “vela” svolto dal vento nei confronti della chioma.
Per i motivi sopra esposti Vetivaria ha sviluppato una propria tecnologia di consolidamento dei versanti che predilige l’utilizzo di specie graminacee ad apparato radicale profondo in associazione con specie arbustive che vadano a costruire la staffetta ecologica per la piena rinaturalizzazione del versante.

Sistema Vetivaria

Il sistema Vetivaria si basa sull’utilizzo della pianta ingegnere, il Vetiver, e di varie altre piante con le stesse caratteristiche geo-tecniche. L’utilizzo del Vetiver è destinato a zone a clima caldo, mentre in altre zone a clima più continentale questo ha delle valide alternative come il Panicum e l’Elytrigia. Alcune specie autoctone del centro-sud Italia, come l’Ampelodesma mauritanica, hanno ottime caratteristiche geotecniche.
Tutte queste specie sono macroterme cespitose e svolgono i migliori risultati in situazioni di piena esposizione al sole e quindi non hanno buoni accrescimenti in zone ombreggiate. Alle graminacee possono venir associate specie arbustive con apparato radicale profondo che nel tempo possono andare a sostituire le graminacee e raggiungere con la staffetta ecologica un’equilibrio più stabile della vegetazione. Piante interessanti da questo punto di vista sono le ginestre, la rosa canina, l’olivello spinoso e i salici arbustivi.

Le piante vengono messe a dimora in file parallele che rispettano le curve di livello del versante e viene praticato un solco continuo per la sistemazione delle piante. Questo permette anche che il versante sia caratterizzato da una serie di gradoni e già la geometria della sistemazione facilita lo sgrondo delle acque ed incrementa la stabilità finale.
Il sesto d’impianto dipende dalla pendenza e dalla instabilità stessa del versante e può variare da 2 a 4 piante per metro quadro. La percentuale di arbusti può essere dal 15 a 25% rispetto alle graminacee. L’interfila è variabile a seconda del sesto d’impianto e può variare da 1 a 1,5 m.




L’impianto non ha bisogno di particolari cure manutentive in quanto le piante sono rustiche e dopo la prima fase di attecchimento, grazie appunto all’apparato radicale profondo non hanno bisogno di apporti idrici particolari.
La parte epigea delle graminacee, durante la stagione invernale, secca e va in riposo vegetativo. Questa può essere tagliata, come anche può essere lasciato a protezione, nei casi di inverni freddi, della gemme latenti nella corona centrale delle piante.