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RECUPERO AMBIENTALE E FORESTAZIONE 2018-11-26T10:00:02+00:00

Recupero ambientale e mitigazione: differenze concettuali e finalità ecologiche

recupero ambientale

Tra recupero ambientale e mitigazione ambientale ci sono delle differenze concettuali di ambito di applicazione ma in misura minore di effettiva realizzazione del lavoro. Per recupero ambientale in sostanza si intende un lavoro che voglia ricondurre l’area verso una situazione di naturalezza e che suturi il paesaggio da una ferita inflitta dall’attività antropica. Esempi esplicativi possono essere il recupero di una cava dismessa, realizzazione di un corridoio ecologico in aree industriali dismesse, opere di regimazione delle acque in ambito fluviale ecc… Per mitigazione ambientale invece si intendono quelle opere a corredo di nuove opere civili che mascherano l’impatto ambientale sia dal punto di vista visivo che da quello di diffusione di inquinanti e rumorosità.

Entrambi questi campi di applicazione (recupero ambientale e mitigazione) hanno comunque in comune la finalità di introdurre nell’ecologia del paesaggio un tassello che incrementi la naturalità e la biodiversità.

















Costituzione di fasce arboreo-arbustive

Le fasce arboree-arbustive sono solitamente dei filari con file ed interfile di piante che possono variare a seconda dello spazio disponibile. Nella mitigazione ambientale sono molto utili a mascherare l’infrastruttura dal punto di vista visivo ed acustico.
I filari possono essere rettilinei o, ancora meglio, sinuosi per integrarsi in contesti naturali circostanti.
La percentuale di alberi rispetto agli arbusti dipende dalle finalità del progetto ma solitamente può variare da 25-35% di alberi e di conseguenza 75-65% di arbusti. I sesti di impianto posso anche qui variare a seconda delle finalità progettuali, delle specie utilizzate e delle consuetudini locali nella costruzione del paesaggio. Noi consigliamo un sesto di impianto di 2×2,5 m con una variazione sia per la fila e per l’interfila di +/- 0,5 m. Sulla fila il sesto di 2 metri può prevedere la sequenza di 1 albero e successivi 2-3 arbusti, con quindi una distanza tra gli alberi di 6-8 metri. Gli alberi nelle successive file vanno posizionati in maniera sfalsata per non creare eccessivo ombreggiamento agli altri esemplari arborei. L’interfila può variare a seconda dei mezzi utilizzati per la manutenzione dell’erba nell’interfila e quindi rispettando la larghezza del trinciastocchi.
Le fasce arboreo-arbustive, se a protezione di infrastrutture, dovranno avere almeno 5-6 filari e quindi una larghezza di circa 17,5-22,5 m, se in accompagnamento di piste ciclabili anche 2-3 filari per una larghezza di 7,5-10 m.

















Rimboschimento diffuso o a macchie arboreo-arbustive

Se il progetto di recupero ambientale interessa zone più ampie di aree dismesse da rinaturalizzare il rimboschimento può essere effettuato in maniera diffusa o a macchie arboreo-arbustive. Se il rimboschimento è diffuso per ampie aree si può optare anche per la concentrazione delle specie arbustive sulle parti limitrofe delle zone di riforestazione. In questo caso possono essere utilizzati sesti di impianto diversificati per arbusti ed alberi. Per gli arbusti il sesto può essere ridotto fino a 1,5 m x 2 m e per gli alberi invece ampliato a 4 x 4 m fino a 6 x 6 m, intercalandoli ad arbusti o lasciando solo piante arboree.

recupero ambientale
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Il rimboschimento invece a macchi è una via di mezzo tra quello diffuso e quello a fasce e quindi prevede di creare dei gruppi a macchia di leopardo che si alternino a chiarie colonizzate da prato. A seconda della dimensione delle macchie possono essere utilizzati diversi sesti di impianti e percentuali variabili tra alberi ed arbusti. Se le macchie sono grandi (più di 400 mq) si utilizzano criteri simili alla forestazione diffusa, se le macchie sono di minori dimensioni si utilizzano i parametri delle fasce arboreo-arbustive.

Specie autoctone idonee per il recupero e la mitigazione ambientale

Le specie idonee per i progetti di recupero ambientale appartengono a specie botaniche autoctone che possono competere bene a secondo delle condizioni microclimatiche locali.
Le nostre piante, provenienti da semenzali certificati cosi come indicato dal D. Lgs. 386/03, vengono coltivate nei nostri vivai della Lomellina dove vengono acclimatate in uno dei più ostici climi planiziali. Forniamo vasi da 2 litri in su in modo da avere piante già con un appartato radicale piuttosto resistente.
Le specie vegetali che coltiviamo nei nostri vivai appartengono alle seguenti essenze legnose e specie arbustive: (* = abbiamo segnalato le specie più pioniere)

Alberi

  • Acero campestre – Acer campestre

  • Acero riccio – Acer platanoides

  • Ontano nero – Alnus glutinosa

  • Carpino bianco – Carpinus betulus

  • Ciavardello – Sorbus torminalis

  • Frassino maggiore – Fraxinus excelsior

  • Orniello – Fraxinus ornus

  • Olmo minore – Ulmus minor

  • Melo selvatico – Malus sylvestris

  • Gelso – Morus nigra

  • Ciliegio – Prunus avium

  • Pioppo bianco – Populus alba

  • Pero selvativo – Pyrus piraster

  • Farnia – Quercus robur

  • Salici – Salix spp.




recupero ambientale



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Arbusti

  • Corniolo – Cornus mas

  • Sanguinello – Cornus sanguinea

  • Nocciolo – Corylus avellana

  • Biancospino – Crataegus monogyna

  • Evonimo – Euonymus europaeus

  • Frangola – Rhamnus frangula

  • Olivello spinoso – Hippophoae rhamnoides

  • Maggiociondolo – Laburnum anagyroides

  • Ligustro comune – Ligustrum vulgare

  • Prugnolo selvatico – Prunus spinosa

  • Spino cervino – Rhamnus catharticus

  • Rosa canina – Rosa canina

  • Sambuco – Sambucus nigra

  • Ginestra odorosa – Spartium junceum

  • Lantana – Viburnum lantana

  • Pallon di maggio – Viburnum opulus

Piante per zone umide

  • Ontano – Alnus glutinosa

  • Salici – Salix spp.

  • Pioppi – Populus spp.

  • Frangola – Frangula alnus

  • Sambuco – Sambucus nigra

  • Sanguinello – Cornus sanguinea




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Preparazione del terreno e picchettaggio delle piante

Da punto di vista agronomico prima di un buon lavoro di rimboschimento è opportuno mettere in pratica una buona preparazione del terreno costituita da queste fasi:

  • Scasso del terreno

  • Lavorazione profonda

  • Lavorazione più superficiale e letamazione

  • Semina del terreno

  • Realizzazione buche ed impianto arboreo

Queste fasi lavorative così enucleate in maniera breve prevedono uno spazio temporale molto ampio che comprende più stagioni per un totale almeno di 6 mesi. Le lavorazioni principali si devono effettuare quando il terreno lo permette ed il clima è secco, mentre la semina a fine estate e la messa a dimora delle piante a fine autunno. Il processo quindi può durare da giugno a dicembre.
Spesso o le stagioni non coincidono con quelle enunciate oppure il crono programma del cantiere non permette tempi così lunghi ed è quindi necessario intervenire in maniera differente.
Se l’inerbimento è già presente, è possibile infatti eliminare tutte le prime fasi di lavorazione del terreno e passare direttamente alla messa a dimora delle piante ed in questo caso abbiamo 2 diversi metodi di lavorazione e tecniche di impianto. Per un rimboschimento a macchie optiamo direttamente per la realizzazione delle buche con trivella meccanica. La trivella per non creare l’effetto vaso di costipazione delle pareti della buca, va svasata durante la lavorazione.
Se il rimboschimento avviene per filari, anche sinuosi, la nostra tecnica è quella di effettuare uno scavo continuo con la catenaria. Lo scavo continuo permette una migliore lavorazione del terreno (a metà strada tra una lavorazione profonda e superficiale) con frantumazione del terreno e poca costipazione delle pareti della trincea. Le file vanno realizzate con un distanziometro che permette di fare lo scavo esattamente parallelo allo scavo precedente. Successivamente allo scavo è possibile posizionare le piante ad una distanza prestabilita e regolare ed eventualmente fornire in maniera localizzata ammendanti o concimi a lenta cessione. Solitamente utilizziamo letamino pellettato oppure ancora meglio cornunghia in scaglie.
Segue la fase di rincalzatura delle piante e l’apposizione dei tutori ed eventuali altri accessori

recupero ambientale
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Posa della pacciamatura, degli shelter e manutenzione dell’impianto

A fine impianto è necessario il posizionamento della pacciamatura. Nei progetti è quasi sempre previsto il posizionamento di pacciamatura biodegradabile costituita da quadrotti o tondini in feltro di juta o in cartone. Per nostra esperienza questo tipo di pacciamatura localizzato è poco efficace nella conservazione delle risorse idriche in quanto il materiale non è sufficientemente coprente e spesso si degrada molto velocemente. I quadrotti infatti fanno spesso passare aria al di sotto della loro copertura e quindi sono inefficaci per mantenere il terreno umido in periodo di carenza idrica.
Suggeriamo al posto della pacciamatura di juta, quello di polipropilene intrecciato, comunemente chiamato anti-alga, che è drenante e ha la capacità di mantenere l’umidità a livello del terreno.
Dal classico colore nero quadrettato oggi esistono in commercio anche quelli di colore verde o marrone e possono essere acquistati in stuoie di diversa larghezza (da 1 metro fino a 5). Il colore comunque scuro attira i raggi del sole durante il giorno e durante la notte permette la condensa d’acqua nella sua superficie rivolta verso il terreno. Anche nei periodi di maggior siccità sotto le stuoie pacciamanti è sempre presente acqua.
I teli nel caso del rimboschimento a filare vanno posizionati sulla fila per una larghezza di 1 metro e fissati con picchetti di ferro. Dove c’è la pianta viene realizzato un taglio, che viene poi richiuso con un picchetto. Negli impianti diffusi a macchie il telo può essere messo per superficie omogenee magari utilizzando quello a larghezza di circa 3 metri.
In fase finale viene posato una protezione al colletto delle piante, chiamato anche shelter, che può essere realizzato con rete o con tubi di plastica. Per una efficace protezione delle piante noi preferiamo utilizzare quelli di plastica di tipo scatolare che vengono montati sul posto ed assicurati alla cannetta di tutoraggio della pianta costituita da un bambù di 10-12 mm di diametro.

recupero ambientale
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Le protezioni di plastica e la pacciamatura possono essere anche rimosse dopo 3-4 anni dall’impianto dopo aver verificato il buon attecchimento delle piante e l’ombreggiamento della parte basale delle piante.
La manutenzione degli impianti di riforestazione consiste sostanzialmente in sfalci ed irrigazioni di soccorso. Gli sfalci è bene effettuarli 2-3 volte durante la stagione vegetativa. Contrariamente a quanto si possa pensare, gli sfalci vanno effettuati nei periodi di attiva crescita della vegetazione per permettere al terreno di essere costantemente ricoperto dalla vegetazione e non venire asciugato e cotto dai raggi solari. Suggeriamo quindi 1-2 sfalci nel periodo primaverile (aprile-giugno) e uno o due a fine stagione vegetativa (settembre-novembre). Gli sfalci nei periodi di maggior calore (luglio-agosto) vanno evitati in quanto lasciano il terreno secco e rubano risorse idriche alla pianta. Purtroppo negli ultimi anni sono presenti molte specie infestanti eliofile e macroterme e in questi casi va fatto un attento studio dei cicli vegetativi per non stimolare la crescita di queste piante. Queste piante sono quasi tutte esotiche e quelle più diffuse ed infestanti sono: Cencio molle (Abuliton theophrasti), sorghetta (Sorgum halepense), Poligono del Giappone (Reynoutria japonica), Amaranto comune (Amaranthus retroflexus), Ambrosia (Ambrosia artemisifolia) e altre piante erbacee che sono caratterizzate da fusti abbastanza lignificati che possono creare disagio e difficoltà nello sfalcio.
















Per quanto riguarda le irrigazioni possono essere effettuate a pioggia (con pompa e rain gun) o localizzate (sempre con pompa e tubo d’adduzione). In caso ci sia presenza di acqua in pressione nelle vicinanze delle piante può essere conveniente istallare un impianto di irrigazione a micro portata (tipo goccia a goccia) che sicuramente può essere estremamente utile per un sicuro attecchimento delle piante e una veloce crescita delle piante che con acqua costante crescono circa del doppio.

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La presenza di film di pacciamatura, come abbiamo descritto prima, permette nella maggior parte dei casi di poter risparmiare completamente o quasi le irrigazioni di soccorso. In diversi impianti di riforestazione abbiamo notato che le piante dotate di questo tipo di pacciamatura crescono particolarmente veloci e hanno un attecchimento sicuro.

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