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INGEGNERIA NATURALISTICA 2018-02-28T10:47:56+00:00

Realizzazione di palizzate e palificate

Queste sono le tecniche principali tra le opere di stabilizzazione dei versanti con opere di ingegneria naturalistica e quella che agisce più in profondità è la palificata doppia. Utilizziamo diverse tecniche costruttive a seconda della problematica che riscontriamo e dei materiali disponibili in loco. In generale il principio si basa sulla costruzione di un presidio temporaneo per il contenimento del terreno che col tempo verrà sostituito dalla coesione e contributo dovuto alla crescita dell’apparato radicale.
Le palizzate e palificate vengono realizzate alla base delle scarpate per fermare lo slittamento del terreno e contrastare la superficie di scorrimento tra materiali diversi. Per la parte vegetale utilizziamo talee di salice da infiggere negli intertizi delle parti verticali e piante radicate di specie pioniere da disporre nei terrazzamenti di neo costituzione.









Importante è l’utilizzo di specie di salice arbustivo come Salix vicinali, Salix purpure a Salix eleagnus

Come specie pioniere usiamo: Rosa canina (Rosa canina) e Ginestra odorosa (Spartium junceum) per zone appenniniche esposte e secche; Prugnolo selvatico (Prunus spinosa) e Spino cervino (Rhamnus catharticus) per zone più nordiche del nostro paese.





















Copertura diffusa con talee

La tecnica prevede il rivestimento della scarpata soggetta ad erosione con uno strato di rami ed astoni di salice. A seconda delle problematiche di stabilità e di erosione superficiale utilizziamo da 20 a 50 astoni per mq di terreno. La copertura vegetale si può fissare al terreno con legature in fil di ferro tra le talee infisse nel terreno e le verghe appoggiate sul terreno. L’ideale è ricoprire lo strato superficiale con terreno ed eventualmente apporre una rete di metallo o di juta per tenere meglio il materiale ancorato al terreno.

Questa tecnica richiede molta manodopera e materiale per una sua buona esecuzione, ma vediamo che spesso viene intesa nella sola apposizione di talee e quindi con scarsi risultati dal punto di vista tecnico.

Viminate e graticciate

La tecnica prevede intrecci longitudinali di verghe e rami flessibili assicurati al terreno e contenuti da altri rami di dimensioni maggiori conficcati nel terreno. Tutto il materiale vegetale che utilizziamo fa parte del genere Salix ed appartiene a specie arbustive (il graticcio) e anche a specie arboree (talee infisse). A monte della viminata riportiamo del terreno che va ad intasare le viminate.
Il caso della gradonata di ramaglia viva è una variante che prevede che il profilo del terreno rimanga omogeneo e che le talee siano infisse per tutta la loro lunghezza nelle trincee e che vengano trattenute alla base da altri pali di legno. Ricopriamo poi il tutto con il terreno in sito.
Come per le precedenti tecniche anche qui il materiale vegetale è ad elevato consumo come anche per la manodopera. Le specie vegetali sono le stesse utilizzate nei precedenti sistemi.

Realizzazioni aree umide e fitodepurazione

Oggi rivestono una importanza primaria le zone umide perché incrementano punti di innesco di biodiversità e incrementano la qualità fisico-chimica delle acque superficiali con beneficio di anche di quelle freatiche.
Nell’ambito delle infrastrutture oggi sono previsti particolari sistemi per lo smaltimento delle acque meteoriche son metodi di raccolta e di filtrazione per il controllo qualitativo dell’acqua stessa.

Nello specifico il sistema che proponiamo è formato da fossi di laminazione che costituiscono uno strato di infiltrazione che possa migliorare l’acqua attraverso l’adsorbimento delle particelle in sospensione e la trasformazione chimico – biologica ad opera della biosfera del terreno.
Per incrementare tali processi di filtrazione biologica dell’acqua proponiamo un sistema di fitodepurazione ad opera di specifiche piante autoctone. Tali piante perenni erbacee hanno la capacita di ospitare a livello della rizosfera una ricca flora microbica capace a purificare l’acqua.
Attivatore di questi processi è la sostanza organica che nello specifico è costituita da compost vegetale in stato di umificazione che serve da innesco della flora microbica e da substrato ideale per la crescita delle piante erbacee.

La nostra proposta tecnica prevede di arricchire il terreno di coltivo in sito con compost in ragione di 20 kg/mq e di ottenere un buon substrato per le specie erbacee per la fitodepurazione.
A seconda della natura originaria del terreno in sito e delle sue caratteristiche chimico-fisiche sarà possibile selezionare le differenti specie vegetali più idonee in modo da esaltare anche la biodiversità.
Il trattamento dei fossi di laminazione potrà essere effettuato in un’unica soluzione con la messa a dimora delle piante con una densità di 5 piante/mq delle specie Phragmites spp, Scirpus spp e Typha spp.